11/08/11

Rosa plurale

Un po’ la stagione, che fa apprezzare le bottiglie imperlate di goccioline appena estratte dal secchiello del ghiaccio o dal frigorifero, un po’ il colore che s’associa all’ottimismo (e Dio sa se ne abbiamo bisogno ultimamente), un po’, infine, perché più delle altre la tipologia alterna presso degustatori e consumatori momenti di acritico entusiasmo ad altri di pressoché totale oblio, ci siamo decisi a dedicare la nostra home page ai rosati: fermi o appena mossi, in quanto di bollicine in rosa, in primis il Cruasé Docg che reca il nostro marchio, ci siamo qua e là occupati nel nostro sito.
Eccoci, dunque, al solito con qualche amico dal palato esigente, impegnati nella periodica degustazione in quel di Torri di Quartesolo, ospiti nella nuova sede del Ristorante Enzo e Valentina, che con la sua cucina di pesce è ben noto ai frequentatori dei nostri eventi enogatronomici.
Ci attende, sempre secondo copione, una batteria di sei vinirosati, abbiamo detto, per questa volta – scelti nel nostro catalogo, più un intruso, che darà nondimeno ottima prova, appena traghettato dal nostro Luca Purelli in continente dalla nativa Sardegna.
Ci pare giusto prendere le mosse da un Bardolino Chiaretto Doc, il Corte Gardoni dell’ultima annata, che si raccomanda nelle serate estive quando la brezza s’alza dal Garda per una beva scorrevolissima, capace di ridonare l’appetito e  d’accompagnare la cucina locale, che rifugge da sapori e condimenti eccessivi, a tutto pasto.  Il Bardolino Chiaretto, al nord, come il Montepulciano Cerasuolo al sud, costituisce forse la famiglia di rosati che meglio fornisce un’immagine omogenea e riconoscibile, a prescindere da questo o quel produttore.
Il colore è alquanto scarico ed al naso è più pulito ed elegante che intenso: tra i fiori cogli un accenno di rosa, ma l’assaggio conferma il prevalere della frutta rossa, con note fresche e quasi acerbe per l’avvertibile acidità. La struttura, abbastanza leggera, è peraltro adeguata alle caratteristiche ed alla destinazione del vino e, in ogni caso, una giusta sapidità sostiene la sorsata.
Il millesimo resta quello corrente e spostiamo la nostra attenzione sullo Scaia Rosato della Tenuta Sant’Antonio: non più il classico mix d’uve veronese comune al Bardolino come alla Valpolicella, ma la Rondinella in purezza, decisamente valorizzata dalla vinificazione a bassa temperatura e dalle scelta del tappo di vetro, che ne mantiene incorrotta la componente aromatica.
Il colore è carico e con note aranciate di buccia di cipolla e nel bicchiere è brillante. È intenso e persistente tanto la naso che in bocca e avverti fiori e frutta rossa, a partire dalla rosa canina (il frutto soprattutto) e non manca un che di ribes nero. La struttura è ben avvertibile senza divenire eccessiva e la freschezza non manca, sicché lo bevi con piacere e ti accompagna per un buon tratto del pasto senza problemi.
Dal Veronese scendiamo al sud insulare, alla Sicilia di Cusumano e al suo Rosato Sicilia Igt da Nerello Mascalese di montagna: località Ficuzza di Piana degli Albanesi in provincia di Palermo. Ha un anno un più ed è del 2009 e perciò il terroir e il tempo ci portano alla rosa appassita e ad un frutto rosso più evoluti, al ribes nero, alla prugna Stanley e al sottobosco con note agrumate di cedrini canditi. È fresco quel che serve, giustamente tannico, con una rispettabile struttura ed una persistenza aromatica intensa insolita per la tipologia.
Con Elena Walch ed il suo Rosé 20/26 Vigneti delle Dolomiti Igt del 2009 – Lagrein, Merlot e Pinot Nero – siamo, invece, nell’altoatesina Termeno. Il rosa con riflessi salmonati ricorda la saignée di certi brut rosé. Ha aromi intensi di frutta rossa minuta, di mora e di ribes nero sopratutto, gestiti con eleganza. È fresco e al tempo stesso morbido, l’alcol supera i 13,5° e  la struttura si fa importante ed il finale di bocca  decisamente lungo.
Il Pinot Nero Ca’ Montebello 2010 vinificato rosato e vivace (termine che i locali preferiscono a frizzante)  ci porta a Cigognola, nell’Oltrepò Pavese, dove il vitigno trova una delle sue terre d’elezione. Rosa scarico, l’annusi e il primo impatto, piuttosto intenso, è francamente varietale: di ribes nero o cassis per dirla coi Francesi. Avverti poi una fresca nota lattica, di burro d’affioramento acido e di lampone. La rispettabile acidità, accompagnata da una confortevole morbidezza da un corpo leggero, incoraggia ad una sorsata generosa e disimpegnata, che ne favorisce l’impiego, ad esempio, con la pizza.
La sestina dei vini che ritroverete nella periodica offerta in alto a destra di questa home page, si conclude con il Cerasuolo d’Abruzzo Doc La Valentina 2010, da uve Montepulciano d’Abruzzo in purezza, il cui nome evoca il sontuoso colore ciliegia.
A sentori di fiori rossi, a partire dalla rosa, s’aggiunge la piccola frutta rossa acidula: la mora di rovo, la fragolina di bosco, la ciliegia e la melagrana. In bocca è fresco, giustamente tannico, di struttura decisa e francamente sapido, con la conferma del corredo aromatico già enunciato (oltre a un avvio di profumi terziari) che persiste alquanto. Come avrete capito, s’addice alla saporita cucina della terra d’origine, dalle pastacciutte ricche ai piatti di carne e di pesce.
Il fuori programma, il Masone Mannu Rena Rosa 2010 Isola dei Nuraghi Igt, è un finale egregio. Ottenuto da uva Carignano in purezza, è un rosato dai toni brillanti che virano al violaceo e ti s’impone appena l’annusi con un intenso attacco floreale, segnato in prevalenza dalla rosa. Ti si apre appagante in bocca, evidenziando acidità, sapidità accompagnata da note minerali, struttura di rispetto e persiste a lungo nel finale.
Ovviamente mettiamo alla prova i nostri campioni con la cucina di pesce del Ristorante Enzo e Valentina, ricca di profumi e condimenti mediterranei e attenta al pesce azzurro e quindi in partenza vocata per sperimentare abbinamenti che non si limitino allo scontato vino bianco.
Detto in rapida sintesi si va da una tartare di tonno condita con una sapiente ed equilibrata miscela di aromi del nostro meridione, con un cappero che gli dà il giusto nerbo, a degli spaghetti con le sarde, il peperoncino, il finocchietto, il frutto del cappero, ma anche la noce e uno zinzino di caprino, da uno spada classico e saporito ad una saporitissima mazzancolla col lardo.
Con i piatti proposti vince a braccia alzate il Rosé 20/26 di  Elena Walch: si tratta, infatti, di piatti tutti strutturati, a tendenza dolce e con una evidente componente grassa, dove serve l’acidità, ma al tempo stesso succulenti e con una avvertibile presenza d’olio, che chiamano una certa alcolicità e un po’ di tannino non disturba. Saporiti e profumati richiedono al vino morbidezza e un’adeguata componente aromatica.

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